
Più risorse e più equità per più lavoro
La pazienza dei sindacati, che pure hanno dimostrato grande senso di responsabilità davanti a una situazione difficile come quella che il paese sta passando, sembra arrivata al limite. La vicenda degli esodati è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La supponenza e l’arroganza di una ministra tra le peggiori che ricordiamo, che ha unito l’indifferenza verso i destini delle persone a un pressapochismo francamente sconcertante per chi era considerata uno dei massimi esperti italiani di previdenza, ha colmato la misura. Ma è tutto il governo sotto il tiro del sindacato. “La situazione è tragica – ha affermato Luigi Angeletti –: con un tasso di disoccupazione a due cifre, con sempre più persone in cig, con la precarietà che aumenta e chi lavora che non sa per quanto potrà mantenere la propria famiglia. Non dipende da noi, dicono, ma il problema è che ci governa non sta facendo tutto quanto è necessario e utile per uscire dalla crisi. Anzi. Non sta facendo proprio quello che serve”. Perché del famoso trinomio evocato da Monti all’inizio del suo mandato – rigore, sviluppo, equità – solo il primo termine, il rigore, è stato perseguito. Mentre gli altri due sono rimasti parole vuote. A partire dallo sviluppo. “Di annunci si muore – ha detto oggi Susanna Camusso –. Si parla tanto di grande svolta per la crescita, poi si fanno tante piccole misure che non rimettono in moto l’economia, Non sono le grandi riforme che fanno ripartire lo sviluppo. Ma neanche piccoli interventi che non incidono. Occorre diminuire le tasse sul lavoro e trovare risorse vere da investire”. Per arrivare all’equità, vera chimera, affermata sempre a parole e smentita dai fatti ogni volta. A partire dall’Imu per arrivare ai tagli sulle pensioni. Sono sempre i soliti a pagare mentre i grandi patrimoni e i redditi più alti passano quasi indenni con la scusa che la patrimoniale è tecnicamente difficile da fare. “Dopo sei mesi – ha affermato a piazza del Popolo Raffaele Bonanni – non abbiamo visto un’operazione, dico una che abbia il connotato di un’operazione equa. Per questo non si è voluto concertare. Perché con la concertazione tutto diventa trasparente davanti all’opinione pubblica. Senza confronto vincono le lobbies e perde il paese”.
“Il governo deve cambiare agenda e lo deve fare subito – ha concluso Camusso –. Faccia quello che può e deve fare ma sappia che non ci rassegniamo. Ricominciamo in ogni territorio a costruire la mobilitazione. Se il governo non apre il confronto e non dà segnali veri di una politica diversa, centrata davvero sul lavoro e sullo sviluppo, con una vera riforma del fisco, torneremo nelle piazze e ci torneremo presto”.
di Enrico Galantini
16/06/2012
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